Il 23 settembre 2025 la consigliera nazionale UDC Fehr Düsel ha presentato una mozione che propone severe restrizioni per l’accesso ai bloccanti della pubertà e agli interventi chirurgici per le giovani persone trans. Comunità, professionisti della salute, associazioni e alleatə respingono con forza questa strumentalizzazione della medicina: oltre 40 organizzazioni e più di 15.000 persone hanno già espresso la loro opposizione.
La Commissione nazionale di etica (CNE) ha chiarito che le pratiche esistenti sono adeguate, sicure e rispettose della capacità di discernimento delle e dei giovani. Non sono state riscontrate disfunzioni sistemiche e il numero di interventi chirurgici su minorenni resta estremamente basso (una decina al massimo). Nessun argomento medico o giuridico solido giustifica dunque la mozione.
Gli autori della mozione citano l’aumento dei casi dal 2018 per parlare di un presunto «boom» degli interventi chirurgici. A Zurigo, però, questo aumento si traduce in soli 4 interventi al torace nel 2024, tutti eseguiti esclusivamente dopo valutazioni approfondite e rigorose.
La mozione mette in discussione la prassi svizzera che riconosce alle e ai giovani la capacità di discernimento, proponendo di subordinare i trattamenti al consenso dei genitori, escludendo così chi non ha il sostegno familiare. Pur dichiarando l’intento di promuovere la ricerca, in realtà introdurrebbe ostacoli discriminatori, come limitare l’accesso ai bloccanti della pubertà solo alle giovani persone trans o rendere obbligatoria la partecipazione a studi clinici.
Voci dalla comunità scientifica e professionale
« L’approccio dei professionisti con i bambini e gli adolescenti è cauto, attento e basato sull’osservazione. Come professionisti sanitari possiamo giocare un ruolo cruciale nel supportare le persone transgender e le loro famiglie continuando a formarci e sfidando nuovi pregiudizi e stereotipi» Dottor Domenico Didiano, medico FMH specializzato in psichiatria e psicoterapia dell’infanzia e dell’età dell’adolescenza
« Il nostro lavoro non consiste nel trattare il cambio di genere, ma la sofferenza legata alla incongruenza di genere.
I bloccanti sono completamente reversibili e secondo il nostro protocollo, la terapia affermativa viene introdotta dopo 2-3 anni di utilizzo dei bloccanti. Questo periodo serve alla persona stessa e a noi professionisti per valutare se il paziente ha effettivamente bisogno di intraprendere un processo di affermazione di genere » Dott Ssa Martina Ruspa. medica del servizio di Endocrinologia pediatrica (EOC – Ente ospedaliero cantonale)
« Le persone trans hanno diritto a cure basate su evidenze mediche e non su opinioni politiche. I divieti discriminatori comportano sofferenze psicologiche e fisiche.» Dr. David Garcia Nuñez, Ospedale universitario di Basilea
I rischi della mozione Düsel
La mozione:
- mira a subordinare i trattamenti al consenso dei genitori, escludendo i giovani senza sostegno familiare;
- vorrebbe condizionare l’accesso ai bloccanti della pubertà alla partecipazione obbligatoria a studi clinici;
- introduce divieti che colpirebbero esclusivamente le giovani persone trans, creando discriminazioni.
Eppure, i bloccanti della pubertà sono usati da decenni nei bambini con pubertà precoce (anche a 7-8 anni) in totale sicurezza. Per le giovani persone trans rappresentano un tempo di riflessione, riducono la sofferenza legata a una pubertà indesiderata e possono prevenire interventi chirurgici più invasivi.
Le richieste delle organizzazioni firmatarie
- Uguaglianza legale e accesso equo alle cure per le persone trans.
- No a divieti mascherati da prudenza o ricerca.
- Più consulenza e sostegno per le giovani persone trans e famiglie, invece di ostacoli politici e mediatici.
«Le adolescenti hanno bisogno che sia garantito loro un accesso non discriminatorio a cure e medicinali. Un divieto infondato aumenterebbe la loro vulnerabilità e toglierebbe loro la possibilità di immaginare un futuro sicuro.»
(Eleo Billet, associazione trans&non-binär)
Conclusione
La mozione Düsel non ha basi mediche né giuridiche solide e rischia invece di creare ostacoli gravi alla salute e al benessere dei giovani trans. La Svizzera dispone già di un quadro normativo ed etico rigoroso che garantisce sicurezza, discernimento e accompagnamento: introdurre restrizioni arbitrarie significherebbe minare diritti fondamentali e salute pubblica.
