Crimini d’odio («hate crimes») e discriminazioni di persone LGBT in Svizzera

La portata e le circostanze dettagliate dei crimini d’odio a sfondo omo-, bi- o transfobico in Svizzera sono tuttora sconosciute. Una rilevazione sistematica consentirebbe di trasformare un’entità nebulosa in dati di fatto. Questo è il motivo per cui la LGBT+ Helpline registra online, per e-mail o telefonicamente le notifiche di discriminazioni, discorsi e crimini d’odio subiti da persone trans-, bisessuali, lesbiche e omosessuali. È ora stato presentato il primo rapporto di tale attività.

Secondo il Codice penale svizzero è punibile chi incita pubblicamente all’odio contro una persona o un gruppo di persone per la loro «razza, etnia o religione». L’orientamento sessuale, l’identità e l’espressione di genere sono categorie non ancora contemplate, ossia per queste fattispecie il perseguimento penale non è ancora possibile. Un’iniziativa parlamentare (13.407) del consigliere nazionale Mathias Reynard chiede che il corrispondente articolo 261bis CP vieti anche le discriminazioni basate sull’«orientamento sessuale»; nel corso dei lavori parlamentari è inoltre stata aggiunta la nozione di «identità di genere». Poiché il Consiglio federale si era opposto a una rilevazione dei crimini d’odio di carattere omo-, bi- o transfobico nei rapporti di polizia, la consigliera nazionale Rosmarie Quadranti chiedeva in una mozione del 2017 (17.3667) la rilevazione statistica dei crimini d’odio fondati sull’orientamento sessuale, l’identità e l’espressione di genere o le caratteristiche sessuali. In tal modo si includono anche esplicitamente le persone che presentano variazioni nello sviluppo sessuale (persone intersessuali).

Primi risultati

I dati rilevati evidenziano tendenze. Per esempio la maggior parte delle segnalazioni sono state fatte da uomini. Si può osservare che un quinto delle stesse (19 su 95) concerne persone trans: questo gruppo di persone potrebbe dunque essere più esposto alle violenze rispetto alle persone cisgender omo- e bisessuali. Questi valori corrispondono anche ai risultati cui è giunta un’analisi dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali «EU LGBT survey – European Union lesbian, gay, bisexual and transgender survey» del 2014.

Le cifre rivelano inoltre come le persone omo- e bisessuali siano più soggette a violenze in luoghi anonimi, mentre le persone trans lo siano piuttosto in luoghi in cui ci si conosce.

In occasione della conferenza stampa in cui è stato presentato il rapporto, il rappresentante di TGNS, Alecs Recher, ha evidenziato che sussistono due fattori in particolare che rappresentano un ulteriore rischio per le persone trans. In primo luogo, i dati illustrano che le persone visibilmente trans (sia consapevolmente che inconsapevolmente) sono piuttosto vittime di crimini d’odio e di discriminazioni. In secondo luogo, l’esperienza derivante dall’attività di consulenza mostra che sono particolarmente a rischio le persone trans che, per esempio, forniscono prestazioni sessuali, sono di colore, vivono in povertà, sono risultate positive al test dell’HIV o hanno scarse conoscenze linguistiche.

«Sono la madre di un uomo trans. Stavo lavorando in giardino, quando sono passati due scolari (m) delle medie. Uno di loro gridava in continuazione ‹Trans, Trans!›, guardandomi con insistenza e ridendo.»

Raccomandazioni

Essendo basata sul volontariato, la LGBT+ Helpline può solo limitarsi a segnalare la problematica nel suo complesso. È tuttavia compito dello Stato garantire il rispetto e la tutela dei diritti umani anche alle persone LGBTI. La Confederazione e i Cantoni sono esortati a occuparsi della tematica dei crimini d’odio verso le persone LGBTI e ad adottare i provvedimenti necessari – in collaborazione con le diverse organizzazioni. Si chiede in particolare l’adozione di misure nei seguenti ambiti:

  • rilevazione sistematica da parte della polizia dei reati a sfondo omo-, bi- o transfobico, nonché analisi di tali dati;
  • misure preventive volte a ostacolare i reati e le discriminazioni a sfondo omo-, bi- o transfobico;
  • formazione e sensibilizzazione di tutte le autorità di perseguimento penale in merito all’orientamento sessuale, all’identità di genere, all’espressione di genere e alle caratteristiche sessuali;
  • completare l’articolo 261bis CP, concernente la discriminazione razziale, almeno con le nozioni di «orientamento sessuale» e di «identità di genere»;
  • garantire a tutte le vittime di crimini d’odio a sfondo omo-, bi- o transfobico il necessario sostegno;
  • assicurare a tutte le vittime di crimini d’odio a sfondo omo-, bi- o transfobico l’accesso effettivo alle vie legali, nonché un risarcimento adeguato.

Il rapporto può essere scaricato da (disponibile soltanto in tedesco):
Hate Crimes an Lesben, Schwulen und Transmenschen in der Schweiz

Registrazione della dichiarazione di Alecs Recher (responsabile della consulenza legale TGNS): https://www.facebook.com/tgns.switzerland/posts/779300732264961

Legenda (da sinistra):
Anna Rosenwasser (LOS), Max Krieg (Pink Cross), Roman Heggli (Pink Cross), Rosmarie Quadranti (Nationalrätin BDP), Alecs Recher (TGNS), Petrik Thomann (Pink Cop), Angelo Barrile (Nationalrat SP, Pink Cross), René Schegg (Pink Cross)

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